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Isola d'Ischia 
le foto della mia isola raccolte in un
gruppo che ho creato su Flickr


Queste sono le foto che ho pubblicato su Flickr,
e ve le potete gustare in slideshow

 

CAMPIONI
DEL
MONDO



IL CIELO E' AZZURRO SOPRA BERLINO 
ITALIA GERMANIA 2-0





In questo mondo di guerra e violenza
 anche i fiori piangono ...
 e noi continuiamo a credere
 che sia rugiada

Jim Morrison


Blog perennemente...


Spiaggia dei Maronti,
una bellezza della natura



Il sito del FANTACALCIO ISCHIA dove
gioca la mia temutissima squadra:
la
SUCA DRINK TEAM


Cinema,le mie visioni...

Chi ha incastrato Roger Rabbit   A history of violence 
Il codice Da Vinci   L'armata delle tenebre
King Kong   La terra dei morti viventi 
Crash - Contatto fisico   La passione di Cristo 
Notte prima degli esami  The Terminal 
Una storia vera  La moglie del soldato 
Mystic river  L'ultima casa a sinistra 
Dark water  Dolls 
The elephant man  Gli intoccabili 
Saw 2   Mare dentro
Barry Lindon  L'esorcista 
Il Gladiatore vs Spartacus
Batman begins  Syriana  Hostel

Le mie donne...

Adriana Lima 2 3  Jessica Alba 2 3  Hilary Swank 2
Penelope Cruz  Eva Longoria  Saba Wesser  Kelly Brook
Sabrina Sabrok   Charlize Theron 2  Paris Hilton 
Rachel Weisz  Carolyn Murphy  Carmen Electra  Maggie Grace
Jessica Simpson 2  Nicole Kidman
Gabriela Baros  Rossella Brescia  Beyonce 2  Angelina Jolie
Danica Patrick  Natalie Portman  Salma Hayek 
Elena Santarelli  Ilona Staller  Francesca Lodo
Jenny McCarthy  Natalia Bush  Pamela David  Ainett 2
Bambola Ramona  Kate Beckinsale  Laetitia Casta
Alessia Marcuzzi  Monica Bellucci 2  Jennifer Aniston
Milla Jovovic  Scarlett Johansson 2
Cristiana Capotondi  Katie Price  Shakira
Zuleyka Rivera (miss universo 2006)
Keira Knightley  Rihanna  Sara Tommasi


Personaggi


Tom Hanks Johnny Depp Sam Raimi Peter Jackson


A volte la migliore musica
è il silenzio.
Ma la vita senza musica
è un'errore.





giorgio.diiorio@email.it



Questo è il mio gatto al mattino,appena
sveglio si fa le sue 2000 flessioni!!!!






Non fatelo incazzare altrimenti potrebbe
colpire uno dei vostri punti vitali 
(o punti di pressione) e farvi esplodere
con la consapevolezza che
"vi rimangono pochi secondi di vita"
Quindi fate spazio a
Ken Shiro,
maestro della scuola di Hokuto.

PET SHOP BOYS

I maestri del pop,I Pet Shop Boys
la colonna sonora della mia vita



E il mio maestro mi
insegnò com'è
difficile trovare
l'alba dentro
l'imbrunire

Franco Battiato



FORZA NAPOLI

Alcuni dei miei film preferiti
sparsi in ordine sparso...

Gli intoccabili,Dark Water,Il silenzio degli innocenti,
Il Signore degli anelli,Kill Bill,
The elephant man,Big fish,Shining
Full metal jacket,Heat - la sfida,
Profondo Rosso,La promessa,
Il dottor Stranamore,La vita è bella
Million dollar baby,Mystic River,
L'esorcista,E.T.,Lo squalo,Duel,
La sottile linea rossa,Spider,...


Di conseguenza i registi
preferiti...
Kubrick,Tim Burton,Spielberg
David Linch,Jonathan Demme,
Sean Penn (si lui!),Clint Eastwood
Tarantino,Lucio Fulci,
Terence Mallick,David Cronenberg,...



Vangelis
impossibile resistere alla
sua musica

 

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7 marzo 2006

Vesuvio, indagine Usa: Napoli a forte rischio

Riporto questo articolo tratto da Corriere.it.
Un esplosione del genere ai giorni nostri è davvero terrificante,si creerebbe uno scenario post-atomico e non oso immaginare il numero delle vittime.Andando qui trovate un sito che parla delle eruzioni del Vesuvio,completo delle varie rappresentazioni in quadri e immagini del vulcano (da cui è tratta anche l'immagine sotto).

Sulla rivista scientifica Pnas lo studio sugli effetti di un'eruzione di 4 mila anni fa più devastante di quella che ha concellato Pompei

Quattromila anni fa l'area napoletana fu investita da una eruzione del Vesuvio ancora più devastante di quella del 79 d.C. che distrusse Pompei: gli effetti di quell'evento - conosciuto da tempo dagli archeologi - sono per la prima volta al centro di una ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica americana Proceedings of National Academy of Sciences of Usa (Pnas).
 COLONNA ARDENTE - Quella eruzione, risalente alla Antica Età del Bronzo, produsse nella prima fase un'enorme colonna stratosferica di gas e cenere, alta circa 36 chilometri, dalla quale si produsse una violenta pioggia di lapilli che ricoprirono il territorio ad est del vulcano per un'estensione di migliaia di chilometri quadrati. Nella fase finale, il collasso della colonna produsse gigantesche nubi ardenti cariche di cenere a temperatura di alcune centinaia di gradi e velocità iniziali di almeno 300 chilometri orari che devastarono le pianure intorno al vulcano in un raggio di almeno 20 chilometri, spazzando via una miriade di villaggi preistorici. Gli autori della ricerca sono Giuseppe Mastrolorenzo e Lucia Pappalardo, vulcanologi dell'Osservatorio Vesuviano, Pier Paolo Petrone, antropologo dell'Università Federico II di Napoli, e Michael Sheridan, vulcanologo dell'Università di Buffalo.
ESODO DI MASSA - Un esodo in massa di migliaia di persone si verificò all'inizio dell'eruzione, prima del devastante collasso finale della colonna pliniana. La maggior parte dei fuggitivi probabilmente sopravvisse, ma la desertificazione totale dell'habitat dovuta alla forza dell'eruzione causò un collasso socio-demografico e l'abbandono per almeno due secoli di gran parte della piana campana e dei rilievi circostanti, per un'estensione di decine di migliaia di chilometri quadrati.
I RISCHI PER NAPOLI - Il risultato più rilevante di questa ricerca, fanno notare gli studiosi, è che un evento di tale portata è in grado di devastare totalmente l'intera area metropolitana di Napoli e pertanto deve essere considerato tra i possibili scenari per una futura eruzione al Vesuvio. «Il caso estremo è sempre da considerare - ha detto Giuseppe Mastrolorenzo - perchè, come ha dimostrato quanto è accaduto a New Orleans e a Sarno, la vera catastrofe si verifica soltanto quando il caso estremo non viene adeguatamente considerato».
 POPOLAZIONE IN FUGA - I siti archeologici che hanno permesso di ricostruire l'eruzione si trovano principalmente nella zona attorno a Nola e ad Avellino, ma anche a Nord di Napoli, a Gricignano e Afragola. L'eruzione ha avuto effetti devastanti in un'area che si estende fino a 15 chilometri dal vulcano e in tutti i siti considerati nello studio sono rimaste le testimonianze di una drammatica fuga: stoviglie abbandonate a terra nelle capanne e soprattutto le impronte di uomini e animali che cercavano di lasciare i villaggi non appena dal Vesuvio avevano cominciato a innalzarsi colonne di gas e cenere. Gli unici corpi dei quali sono rimasti i resti sono quelli di un uomo e di una donna, sepolti dalla cenere in una zona che si trova a circa 17 chilometri dal vulcano. Molti altri sono morti quando la concentrazione di ceneri nell'aria è aumentata al punto di penetrare nei bronchi e dare soffocamento.


Pierre-Jacques-Antoine Volaire
L'eruzione del Vesuvio del 1771




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27 febbraio 2006

I cavernicoli preferivano le bionde

I gusti estetici degli uomini delle caverne sono alla base del successo evolutivo delle bionde nell’Europa del nord e dell’est

EDIMBURGO (SCOZIA) – E’ un dato certo e comunemente acquisito che le bionde sono presenti in massa nell’Europa settentrionale e orientale. Non solo, ma in tali zone si sono imposte alle brune in tempi relativamente brevi, al punto da far pensare che a un certo punto della storia evolutiva umana in quelle aree si affermò un autentico processo di selezione a vantaggio delle bionde e a detrimento delle more. Una ricerca promossa dall’università scozzese di Saint Andrews, una delle più antiche del mondo, potrebbe essere giunta a capire il perché di un tale processo. Colpevoli il clima e persino i gusti estetici degli uomini delle caverne.

A CACCIA DEL MASCHIO – I capelli biondi e gli occhi chiari comparvero tra gli umani millenni fa (non solo nel Vecchio Continente), come anomalia genetica. Ma la loro diffusione massiccia tra le popolazioni del nord Europa risale, secondo lo studio in questione, alla fine dell’Era Glaciale, 10-11mila anni fa. In quel periodo le avverse condizioni di temperatura facevano sì che le popolazioni delle aree più fredde si alimentassero di sola carne, non potendo raccogliere frutta e verdura, inesistenti a causa della rigidità climatica. Così, gli individui maschi dovevano avventurarsi in cacce spesso pericolose, mentre le femmine rimanevano nei villaggi (rifugi relativamente sicuri) occupandosi di altro, come la cura dei figli e la fabbricazione di abiti; nelle aree calde del pianeta, invece, le donne potevano essere impegnate anche nella raccolta di frutti e vegetali vari, esponendosi anch’esse a rischi mortali. Nelle suddette condizioni di «disparità», in Europa la mortalità tra i maschi era infinitamente maggiore e a ogni uomo corrispondeva un numero notevolmente superiore di donne. Così, le donne nord ed esteuropee dovevano letteralmente contendersi i pochi uomini a disposizione, e questi ultimi avevano l’imbarazzo della scelta. E, vista la repentina diffusione del capello biondo, evidentemente preferivano fecondare donne dai capelli e dagli occhi chiari, favorendo la trasmissione dei geni che causano tale «anomalia». A sostegno della ragionevolezza «scientifica» di questa predilezione, gli autori dello studio invocano altre ricerche, che indicano nei capelli biondi un segnale di alto livello di estrogeni, e quindi di una maggiore fertilità.

ALTRI DATI A SUPPORTO – La teoria in questione trova conferme in studi precedenti. Ricercatori giapponesi, infatti, avevano già provato che l’apparizione del gene responsabile dei capelli biondi risale a 11mila anni fa, ovvero proprio in coincidenza con l’Era Glaciale e il periodo fissato dalla ricerca della Saint Andrews. Inoltre, senza una spiegazione come quella fornita dallo studio dell’università scozzese, gli evoluzionisti non riuscirebbero a spiegare la rapidità di affermazione delle popolazioni bionde: senza un processo di selezione, infatti, anziché pochi secoli ai biondi sarebbero occorsi 850mila anni per prevalere sui mori in una determinata area.


tratto da Corriere.it

Marilyn Monroe




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23 febbraio 2006

Ecco lo Spinosaurus, più grande del T-rex

Sancito dagli studi di paleontologi di Milano che le dimensioni di questo predatore superavano quelle del mitico Tyrannosaurus

Il Tirannosaurus Rex perde il suo «trono». Non è più lui il dinosauro carnivoro più grande mai esistito. E' ormai ufficiale la sua abdicazione (di cui si parlava da tempo) in favore dello Spinosaurus Aegyptiacus , un dinosauro lungo circa 17 metri, del peso di nove tonnellate, e con un muso che , da solo, misurava quasi due metri. Un predatore, dunque, più grande del leggendario Tyrannosaurus rex.
La scoperta si deve anche a due italiani, Cristiano dal Sasso e Simone Maganuco, paleontologi del Museo di Storia Naturale di Milano, che hanno esaminato i resti del dinosauro, rimasti per anni dimenticato in una collezione privata in Italia e acquistati nel 2002 dal Museo milanese. Ed ora, i risultati ottenuti dagli esami sul cranio dell'animale, hanno dato il responso. A sancire il nuovo record del più grande dinosauro carnivoro di tutti i tempi è l'ultimo numero del periodico scientifico «Le Scienze. I due paleontologi, spiega la rivista, hanno studiato resti fossili del cranio dello Spinosaurus rinvenuti in Marocco nel 1975.



tratto da Corriere.it




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18 febbraio 2006

La Groenlandia si scioglie, allarme catastrofi

Nuovo allarme in uno studio di due eminenti scienziati americani: i ghiacciai dell'isola potrebbero dissolversi entro il 2060

I ghiacciai della Groenlandia sono in movimento e stanno precipitando nel mare. Lo scioglimento della massiccia lastra di ghiaccio che ricopre gran parte di questa enorme isola grande sette volte più dell’Italia, era noto da tempo agli scienziati che studiano il clima. Ma agli avvertimenti dei climatologi i governi, incominciando da quello americano attuale che al fascino del petrolio è particolarmente sensibile, avevano sempre dato scarsissimo peso, cercando di rinviare l’adozione di misure impopolari per ridurre l’eccessiva dipendenza dai combustibili fossili (ritenuta una delle cause principali dell’aumento di temperatura) e confortati anche dalla fiduciosa opinione che il disgelo, prima di arrivare allo scioglimento totale dei ghiacci dell’Artico, sarebbe continuato al rallentatore almeno per un migliaio di anni.
NUOVO STUDIO - Adesso un nuovo studio appena presentato all’assemblea annuale della American Association for the Advancement of Science che si svolge a St. Louis nel Missouri demolisce di colpo tutte queste ottimistiche previsioni. Negli ultimi cinque anni, informano i due autori dell’indagine, il peso degli iceberg che si staccano dai ghiacciai della Groenlandia e sprofondano nell’Atlantico è quasi raddoppiato. “Per formare un blocco di ghiaccio e così pure per scioglierlo – nota il dottor Eric Rignot che lavora a Pasadena in California nel Jet Propulsion Laboratory della Nasa – occorre sempre parecchio tempo. Se però la temperatura di superficie tende a salire, la reazione del ghiacciaio diventa molto più rapida”. Nel lungo resoconto dei due climatologi corredato da grafici, tabelle e fotografie dei ghiacciai, che esce oggi nel numero di febbraio di Science, la rivista dell’Associazione americana per il progresso delle scienze, Rignot e il suo collega dottor Pamir Kanagaratnam, del Center for Remote Sensing of Ice Sheets dell’università del Kansas, documentano con foto riprese dall’alto dai satelliti della Nasa l’erosione impressionante dei ghiacciai della Groenlandia. In una di queste foto, del maggio 2005, si vede il ghiacciaio sud-orientale di Helheim Gletscher, troncato da una profonda spaccatura verticale simile a quella rocciosa del Gran Canyon. Ai bordi dell’enorme blocco di ghiaccio che ricopre la maggior parte della Groenlandia, su un’area grande poco meno del Messico che si estende su 1.700.000 chilometri quadrati e raggiunge in alcuni punti i 3 chilometri di spessore, sempre più spesso la banchisa è spaccata e dai bordi si staccano in continuazione gli iceberg, che sprofondano con enorme fragore dentro l’Atlantico.


Il ghiacciaio Uppsala in Argentina: come era nel 1928 e come è oggi

DISGELO A RITMI CRESCENTI - Ogni anno il disgelo continua a ritmi crescenti. Si è passati da una perdita annuale di 90 chilometri cubici di ghiaccio nel 1996 ai 224 km cubici del 2005. E lo scioglimento dei ghiacci in Groenlandia, dove la temperatura in vent’anni è salita di 3°C, a detta degli scienziati americani è responsabile per due terzi dell’aumento di livello dei mari, che ogni anno salgono in media di 3 millimetri. Una cifra che solo ai profani può apparire quasi insignificante: almeno fino a quando non si riflette. Se il disgelo della Groenlandia continua ai ritmi attuali dell’8 per cento al decennio, avvertono i climatologi da qui al non lontanissimo 2060 è possibile che la Groenlandia si ritrovi senza ghiacciai, come era in epoche preistoriche e come fa capire d’altronde anche il suo nome, Gruenland, che significa “terra verde”.
CONSEGUENZE - Ma le conseguenze in questo caso non si faranno sentire solo nell’Artico. Rignot e Kanagaratnam, nell’inquietante rapporto presentato ieri ai loro colleghi scienziati a St. Louis, spiegano infatti che, in caso di scioglimento totale dei ghiacciai della Groenlandia, il livello globale dei mari salirebbe di ben 7 metri. In questo caso sarebbe sarebbe inevitabilmente sommersa di nuovo la sfortunata New Orleans, ma non si salverebbero neppure Venezia, l’Olanda e gran parte di Londra e New York. In Italia, se questa previsione da Apocalisse dovesse verificarsi, finirebbe sott’acqua anche una buona parte di Roma mentre l’Italia settentrionale padana si trasformerebbe in una grande palude. Che fare? Purtroppo, con grande delusione degli ecologisti, anche se il mondo intero per ipotesi assurda adottasse subito le misure più draconiane, mettendo fuorilegge il petrolio e il carbone, non è neppure sicuro che, arrivati a questo punto, lo scioglimento dei ghiacci si possa fermare. Ci si sarebbe dovuto pensare prima e non ora, fra l’altro con la motorizzazione degli oltre due miliardi di abitanti della Cina e dell’India che incombe.
GUERRA FREDDA - Fra l’altro, per ironia della sorte, il mondo ecologicamente parlando era meno insicuro nell’epoca della Guerra Fredda, quando i sottomarini americani e russi, con il loro carico di missili nucleari, si davano la caccia navigando in continuazione sotto la calotta polare, e di conseguenza tenevano d’occhio anche lo spessore dei ghiacci. Poi è venuto il disgelo, non solo strategico ma climatico. A parte pochi scienziati e alcuni utopisti, agli iceberg della Groenlandia che si scioglievano facendo salire il livello del mare, mentre il mondo si precipitava a consumare petrolio, gas e altri combustibili fossili come se non ci fosse un domani, negli ultimi quindici anni non ci ha pensato nessuno.


Un ghiacciaio della Groenlandia in fase di scioglimento

tratto da corriere.it




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12 febbraio 2006

Loch ness,attenti al mostro...

Esiste una creatura preistorica nelle acque di Loch Ness in Scozia? Le prime prove della presenza di un tale "mostro" risalgono al 1933, quando una coppia disse di avere visto "un enorme animale procedere con moto ondulatorio e poi immergersi nel lago". Da allora si sono accumulate altre testimonianze sempre molto vaghe, fotografie poco nitide e filmati ancor meno convincenti.
In realtà, la fotografia più famosa del mostro, realizzata nell'aprile del 1934, si è rivelata pochi anni fa (1994) un falso per ammissione del suo stesso autore: si trattava di un modellino immerso nell'acqua.


Altri documenti e "prove" hanno trovato una spiegazione ragionevole: ciò che conta, tuttavia, è che i motivi per dubitare della presenza reale del mostro sono molti. Innanzitutto, per sopravvivere oltre 70 milioni di anni, una creatura preistorica avrebbe dovuto riprodursi continuamente: quindi, nel lago dovrebbe esistere almeno più di un mostro e sul suo fondale si dovrebbero trovare le ossa di centinaia di mostri, invece nulla di tutto questo c'è nel lago. Una creatura di quelle dimensioni, poi, difficilmente potrebbe nascondersi così a lungo dentro uno spazio piccolo come quello del lago di Loch Ness.




A differenza del mostro di Loch Ness, tuttavia, una reale creatura marina, che si credeva estinta da decine di milioni di anni, è stata effettivamente scoperta solo alcune decine di anni fa, si tratta di un pesce: il celacanto. Meno suggestivo di un vero e proprio dinosauro marino, certo, ma pur sempre una creatura preistorica.



tratto da qui




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7 febbraio 2006

Vuoi essere immortale? Comincia a ibernarti!

Notizia un pò assurda tratta da corriere.it che mi ricorda il film Vanilla sky insufficiente remake del film del geniale
Alejandro Amenebar
Apri gli occhi.Credo che l' ibernazione umana
sia solo fantascienza...


EASTBOURNE (USA)
- L'ultima trovata per alimentare la speranza di chi non accetta la morte e di chi crede che prima o poi l'umanità scoprirà i segreti dell'immortalità si chiama industria di ibernazione: centinaia di cittadini americani e più di sessanta inglesi hanno già sottoscritto un contratto che stabilisce che una volta morti, i loro corpi saranno ibernati per centinaia di anni finché la scienza medica non avrà scoperto come «resuscitare» le persone.

PROCESSO - Il processo, chiamato anche «crionico», avrà come sede Eastbourne negli Usa e tutti coloro che hanno sottoscritto il contratto, una volta morti, saranno trasferiti nel centro d'ibernazione creato nella città statunitense da un ex uomo d'affari inglese, Alan Sinclair, che ha speso più di 600.000 euro per creare questo centro.

CORPI - I corpi delle persone saranno lavati e curati prima di essere sottoposti al procedimento. I futuri ibernati sperano che grazie ai processi scientifici sarà possibile, un giorno, ridare la vita a un corpo morto. Il fine dell'ibernazione è evitare che il corpo si decomponga. L'operazione costa quasi 150 mila euro e naturalmente non vi è alcuna garanzia di successo. Ma la promessa è allettante tanto che alcune pesone oltre a farsi ibernare aprono un conto a favore del centro di Eastbourne che, secondo contratto, sarà restituito una volta che la persona è «resuscitata».

CRITICHE - «Alcune persone criticano ciò che facciamo da un punto di vista religioso - dice il promotore dell'iniziativa, Alain Sinclair -. Ma io rispondo che noi stiamo dando una mano alla scienza ridefinendo cosa è un uomo». Una volta che la morte è accertata, nel corpo della persona è iniettata un fluido, il glicerolo. A quel punto il corpo sarà trasferito nel centro di Eastbourne e lo s'immergerà in una vasca d'acqua ghiacciata. Il cadavere successivamente sarà avvolto completamente in del politene, sarà sommerso nell'alcool e infine piazzato tra 120 kg di ghiaccio in un box a sua volta ghiacciato.

SCIENZA - La scienza contemporanea non assicura che l'ibernazione mantenga inalterato il corpo umano. Ma la tentazione dell'immortalità è forte, tanto che il primo uomo nella storia a farsi ibernare fu un professore californiano nel lontano 1967. Oggi, riferisce il centro d'ibernazione, tra coloro che hanno sottoscritto un contratto del genere ci sono professori universitari, scrittori e addirittura un vicario, anche quest'ultimo sedotto dalla speranza dell'immortalità. Naturalmente quella del corpo: l'immortalità dell'anima gliela può offrire soltanto Dio.




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31 gennaio 2006

Nel 2006 molti uragani, alcuni disastrosi

Katrina non sarà solo un ricordo. Quest'anno sono previste almeno 17 tempeste tropicali e 9 uragani, di cui 5 disastrosi. A produrre queste fosche previsioni è il Dipartimento per le Scienze dell'Atmosfera della Colorado State University. A parziale consolazione la constatazione che sebbene superiore alla media, il 2005 non sarà ai livelli del 2005, di cui, nel frattempo, è stato fatto l'aggiornamento degli uragani.


PRIMATO 2005 -
Il consuntivo finale della NOAA (l'ente americano per lo studio degli oceani e dell'atmosfera, ndr) dice che la stagione degli uragani 2005 è stata ancora da più record di quanto fosse in precedenza emerso, e che non ha eguali negli ultimi 150 anni. Le tempeste tropicali sono state complessivamente 29, di cui 15 si sono trasformate in uragani. Di questi 15 uragani, 7 sono stati catastrofici (cat. 5). Il più catastrofico, in termini di danni provocati, è stato Katrina con oltre 80 miliardi di dollari di danni, 1300 morti circa, e un numero ancora non precisato di dispersi.

(tratto da http://www.corriere.it)



Un'immagine di Katrina dal satellite (mattina del 29 agosto)




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29 gennaio 2006

Il livello dei mari cresce più in fretta

Risulta dalle registrazioni dei mareografi di tutto il mondo dal 1870 a oggi. Sempre più vulnerabili le città sulle coste

Quasi 20 cm tra il 1870 e il 2004: di tanto è cresciuto il livello dei mari a causa del riscaldamento globale (o effetto serra). Ma c’è una novità assoluta: dal 1950 a oggi il ritmo di crescita è aumentato e anche la vulnerabilità delle città affacciate sul mare e delle coste basse sta, di conseguenza, crescendo. I risultati dello studio, condotto da un gruppo di ricercatori australiani della ‘Commonwealth Scientific and Industrial Research Organization’, sono apparsi sulla rivista scientifica Geophysical Research Letters (J.Church, A 20th century acceleration in global sea-level rise, Vol. 33, n.1). «Si tratta della prima conferma sperimentale effettuata su scala globale di questo fenomeno, che era stato preannunciato anni fa da alcuni modelli di evoluzione del clima», rivendicano i ricercatori del gruppo che, per le loro misure, hanno preso in considerazione i dati registrati dai mareografi sparsi in tutto il mondo dal 1870 a oggi.

PROSPETTIVE - Se si fa la media sull’intero periodo, risulta che il livello dei mari è cresciuto al ritmo di 1,44 millimetri all’anno. Se, invece, si prende come base di partenza il 1950, la media passa a 1,75 millimetri all’anno. Continuando a questi ritmi, entro il secolo corrente il livello dei mari potrebbe salire ancora di una trentina di centimetri. «Questo vuol dire che osserveremo un moltiplicarsi non solo degli episodi di inondazioni delle terre basse e delle isole in coincidenza di eventi meteorologici estremi come tempeste e cicloni, ma anche di fenomeni erosivi sulle coste –ha dichiarato John Church, uno dei leder della ricerca-. E’ una realtà di cui bisognerà tenere conto per organizzare le cosiddette misure di adattamento al cambiamento climatico in atto».

LE CAUSE - I ricercatori hanno anche indicato nel riscaldamento globale la causa prima del fenomeno, che si realizza attraverso due differenti meccanismi: la dilatazione termica degli oceani e lo scioglimento dei ghiacciai. «E’ notevole il fatto che le misure oggettive da noi raccolte corrispondano abbastanza fedelmente ai modelli previsioni elaborati già alcuni anni fa dall’Ipcc, il gruppo scientifico sui cambiamenti climatici della Nazioni Unite», sottolineano i ricercatori.


(tratto da http://www.corriere.it)




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27 gennaio 2006

Anno 2300: la terra brucia

Previsioni per i prossimi tre secoli con il computer più potente del mondo: un pianeta arso dall’effetto serra. In Italia 10 gradi in più

LOS ANGELES - Per la prima volta hanno spinto le previsioni climatiche fino al 2300 grazie a un nuovo modello di supercomputer. E ne sono rimasti inorriditi. Una catastrofe così non se la sarebbero mai immaginata, con vaste aree del mondo letteralmente arrostite dall’ effetto serra. Gli autori dell’esperimento virtuale, appena pubblicato sulle pagine del «Journal of Climate» dell’ American Meteorological Society (1 novembre 2005), sono fisici dell’atmosfera del Lawrence Livermore National Laboratory, in California che si sono dotati recentemente del più potente calcolatore del computer BluGene/L, capace di 280 mila miliardi di operazioni al secondo o 280 teraflops, come dicono i tecnici.

CALOTTE POLARI SCOMPARSE - Applicando sofisticati modelli climatici,gl i scienziati americani hanno esteso le previsioni per i prossimi tre secoli. I primi risultati dicono che, se si dovessero usare tutti i combustibili fossili disponibili, la concentrazione di anidride carbonica atmosferica (CO2) passerebbe dall'attuale valore di 380 parti per milione (ppm) a 1423 ppm e la temperatura media globale aumenterebbe fino a 8°C, passando dagli attuali 16° a 24°.
 
Poiché 8°C è un valore medio globale, l'aumento effettivo di temperatura nelle aree polari sarebbe di ben 20°C, con la conseguente distruzione totale delle calotte polari e con un innalzamento del livello del mare di circa 7 metri. Alle latitudini intermedie, e quindi anche dalle nostre parti, una decina di gradi di più sia d’inverno sia d’estate. . . A meno che un improvvisa instabilità del sistema climatico porti a conseguenze attualmente del tutto inimmaginabili, come per esempio una transizione dal caldo al freddo con l’innescarsi di una nuova glaciazione. Fenomeno, quest’ultimo, abilmente descritto dal film «L’alba del giorno dopo», in cui si ipotizza la scomparsa, a causa dell’effetto serra, della Corrente del Golfo e del suo effetto temperante sugli inverni del Nord Europa.




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27 gennaio 2006

Quando sulla Terra piombò il gelo

L’evento scatenato otto milioni di di anni fa dallo scontro fra due asteroidi. Le particelle rintracciate nei fondi oceanici

E’ successo 8,2 milioni di anni fa: lontani e catastrofici eventi spaziali influirono sul clima della Terra, provocando una lunga ondata di gelo. Le responsabili dell’evento sono custodite nei fondali oceanici, sotto forma di particelle microscopiche databili con i moderni metodi della fisica. E gli scienziati americani del Caltech (il famoso istituto di tecnologia della California) hanno recuperato quelle particelle dai sedimenti degli Oceani Atlantico e Indiano, portando a compimento una ricostruzione di eventi ora pubblicata sulla rivista Nature (19/1/2006).

TRA MARTE E GIOVE - Tutto ebbe inizio quando un grande asteroide del diametro di circa 150 km che orbitava tra i pianeti Marte e Giove, dove si trova un numeroso gruppo di questi macigni cosmici, entrò in collisione con un altro corpo di più piccole dimensioni. Veritas, questo il nome attribuito al grande asteroide, si divise in tanti grandi frammenti, che ancora seguono l’orbita dell’antico progenitore e che gli astronomi da Terra hanno studiato a fondo, tanto da poterne ricostruire le complicate vicende orbitali. Oltre ai frammenti maggiori, la collisione produsse una valanga di minute particelle che furono lentamente attratte dal Sole e che, incontrando la Terra, penetrarono nell’atmosfera, causando una vera e propria pioggia di polveri in grado di attenuare la radiazione solare e scatenare un lungo periodo di freddo.

LE PROVE NEGLI OCEANI - «Le prove che le particelle da noi raccolte nei sedimenti oceanici sono i resti di quella antica collisione sono fornite, oltre che dalle datazioni, dalla presenza di elio 3, un isotopo raro sulla Terra, ma abbondante nello spazio, dove viene continuamente rifornito dal vento solare e assorbito dai frammenti cosmici», spiega il geochimico Ken Farley del Caltech. La ricostruzione della collisione di Veritas di 8,2 milioni di anni fa era stata fatta già alcuni mesi fa. Ora il quadro è stato completato con la scoperta delle particelle cadute sulla Terra in differenti siti oceanici e con la correlazione fra la pioggia di polveri cosmiche e i segni del raffreddamento climatico del lontano passato, registrati attraverso lo studio di organismi fossili e altri indicatori geochimici. A che serve tutto questo? A decifrare l’incostante clima della Terra e a poter distinguere tra le oscillazioni climatiche provocate dai vari fattori naturali e quelle ora indotte dalle attività umane.




permalink | inviato da il 27/1/2006 alle 18:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


 

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